“L’aiutare il prossimo è opera di carità e le opere di carità sono sempre lodevoli”
Con queste parole di san Giovanni Bosco si può riassumere lo spirito che ha guidato i nostri giovani durante l’estate appena trascorsa, vissuta non come semplice vacanza, ma come occasione di dono e di servizio. Tre destinazioni lontane – Etiopia, Sri Lanka ed El Salvador – hanno accolto i loro passi e il loro entusiasmo, permettendo a ciascuno di toccare con mano la povertà e allo stesso tempo il tanto bene che salesiani e le suore Figlie di Maria Ausiliatrice fanno in tutto il mondo.
Dopo un anno di preparazione, in un cammino di formazione tenuto da Salesiani, FMA, giovani e in collaborazione stretta e arricchente con la Fondazione Opera don Bosco, in cui hanno conosciuto più da vicino cosa significa la parola missione, nelle sue diverse sfaccettature, trenta giovani, accompagnati da salesiani e da suore FMA, si sono resi disponibili a vivere un mese in terra di missione.

Il primo gruppo ha raggiunto l’Etiopia, una terra molto cara alla nostra Ispettoria: cinquanta anni fa infatti alcuni salesiani diedero vita alle prime comunità salesiane in quella terra e dopo qualche anno diversi salesiani appartenenti alle realtà della Lombardia, su invito dell’allora Rettor Maggiore dei salesiani, hanno creato nuove realtà salesiane e ancora oggi alcuni missionari legati alla nostra terra vivono lì. I ragazzi quindi si sono uniti alle realtà salesiane presenti nella capitale Addis Abeba nelle comunità di Bosco Children e Mekanissa, nella realtà presente a Zway e infine a Dilla verso il Sud dell’Etiopia. Hanno collaborato nelle scuole e negli oratori, affiancando i missionari e i volontari nelle attività educative e di animazione. Tra giochi, incontri e lezioni di inglese hanno imparato che la gioia non nasce dall’abbondanza di beni, ma dalla capacità di condividere. Non sono mancati anche i lavori manuali volti alla sistemazione delle aule scolastiche: anche questa è stata una grande occasione di formazione, nel vedere come il lavorare gratuitamente per chi ha di meno diventa una forma di arricchimento personale.

Un secondo gruppo, composto da ragazzi dai 20 ai 24 anni accompagnati da un salesiano e da una suora Figlia di Maria Ausiliatrice, ha vissuto per tre settimane l’esperienza in Sri Lanka, nella città di Negombo, presso la comunità salesiana, che li ha accolti e fatti sentire da subito parte integrante di quella realtà. Qui i giovani hanno incontrato bambini e ragazzi dei corsi professionali; il pomeriggio inoltre hanno avuto l’occasione di stare con i ragazzi più grandi del convitto, condividendo alcuni momenti insieme. Esperienza molto forte sono state le due visite all’orfanotrofio, anch’esso gestito da salesiani, in una città vicino a dove si trovavano, i ragazzi si sono scontrati davvero con la povertà e la sofferenza, riconoscendo però che anche dove c’è dolore e apparente solitudine, esiste quel barlume di speranza che allarga il cuore e fa andare avanti con fiducia e fede nel Signore.

Infine, il terzo gruppo ha raggiunto El Salvador, un Paese segnato da povertà e soprattutto da grandi difficoltà sociali, ma anche da un popolo giovane e desideroso di speranza. Qui i ragazzi hanno vissuto cinque settimane a stretto contatto con la comunità delle Figlie di Maria Ausiliatrice a Chalchapua, un comune della città di Sant’Ana. Si sono confrontati con la realtà scolastica presente nell’opera, aiutando e animando le classi dei bambini più piccoli. Significativa è stata la visita alle famiglie, insieme alle suore, portando generi di conforto alimentare. Si sono trovati anche di fronte a storie di famiglie provate dalla violenza, ma sempre sostenute da una fede profonda e da un sogno di futuro migliore.
Uno dei giovani appena rientrato ha condiviso questa bella frase, segno di quanto questa esperienza lo abbia segnato:
“Ho visto come il carisma salesiano tramite queste suore davvero sia realmente forza di cambiamento,capace di dare opportunità nuove dove spesso regna lo scoraggiamento.”
Tre esperienze diverse quindi, ma unite da un unico desiderio: vivere la missione come incontro, dono reciproco e ricerca di un senso vero di vita. La speranza viva è che davvero queste esperienze abbiano portato nei nostri giovani una nuova consapevolezza: essere missionari non è solo partire, ma portare nel quotidiano lo stesso spirito di servizio e di bene che hanno sperimentato in terra di missione.
In un mondo dove sembra dominare l’egoismo e il male, questo desiderio di bene e di spendersi per chi ha meno di noi da parte dei nostri giovani ci fa tanto bene e ci fa toccare con mano quanto vere e attuali siano ancora le parole di don Bosco:
La porzione dell’umana società, su cui sono fondate le speranze del presente e dell’avvenire, la porzione degna dei più attenti riguardi è, senza dubbio la gioventù”.
Don Giovanni Rondelli – Animatore Missionario Ispettoriale



