Siamo alla penultima puntata dedicata alla chiesa dei Salesiani di Rimini, oggi presenteremo gli altari-

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L’altar maggiore è stato realizzato dalla ditta piemontese dei Ramuzzi nel 1924, e ha sostituito l’altare in legno che don Gavinelli aveva fatto costruire come provvisorio nel 1920.

È dovuto a un disegno di Giuseppe Gualandi e naturalmente fin dall’origine è dedicato alla titolare della chiesa, Santa Maria Ausiliatrice, la «Madonna di don Bosco», la cui immagine (l’attuale è del 1951, opera di Angelo Pescosta di Ortisei) s’innalza al centro dell’altare dominando tutta la chiesa.

Gli altari laterali sono quattro, composti di bei marmi colorati, e furono eseguiti sempre rispettando i disegni di Giuseppe Gualandi.

I due più antichi sono quelli di San Giuseppe e del Sacro Cuore (al sacro Cuore la parrocchia è consacrata dal 1925), le cui immagini figurano al centro; ad esse in seguito ne sono state affiancate altre: di santa Rita da Cascia e di santa Maria Domenica Mazzarello a quella di san Giuseppe (nel 1961); della beata Laura Vicuña e del beato Alberto Marvelli a quella del Sacro Cuore. Queste ultime sono state dipinte dal riminese Davide Frisoni rispettivamente nel 1997 e nel 1996, e sono le uniche dovute ad un artista locale.

Santa Maria Domenica Mazzarello (1837-1881), canonizzata nel 1951, è la cofondatrice con don Bosco delle Suore Salesiane; Laura Vicuña (1891-1904), una giovane cilena beatificata nel 1988, è stata educata in ambiente Salesiano come il riminese Alberto Marvelli (1918-1946), beatificato nel 2004.

Gli altri altari sono dedicati a san Giovanni Bosco con san Domenico Savio e a sant’Antonio di Padova; negli anni trenta avevano al centro le statue lignee policrome dei due santi, sostituite da dipinti negli anni cinquanta.

La tela raffigurante san Giovanni Bosco con Domenico Savio è stato eseguita a Roma nel 1952 ed è firmata dal pittore piemontese Giuseppe Steffanina (1902-1995), l’altra è anonima, ma forse è attribuibile allo stesso pittore.

Rappresenta la predica ai pesci di sant’Antonio: un fatto miracoloso avvenuto a Rimini e narrato in quasi tutte le biografie del santo. È significativo che i Salesiani abbiano voluto riproporlo ai devoti proprio in questa chiesa che è sulla riva dello stesso mare in cui nel XIII secolo si realizzò il celebre prodigio.

Ed è significativo anche che abbiano fatto rappresentare nello sfondo il profilo della loro chiesa e del suo campanile, come negli anni cinquanta erano ancora ben visibili dal mare aperto: un segno, anzi un “faro” religioso per i marinai, le cui vele colorate campeggiano nel mare che fa da sfondo alla Madonna nella bella lunetta a mosaico del portale.

Nella prima cappella di destra è collocato un grande Crocifisso bronzeo; si tratta di un’opera anonima, forse della metà del Novecento, di ottima tradizione accademica, di modellato realistico e insieme ideale, eseguita con molta cura per le proporzioni.

Ha gli stessi caratteri formali delle stazioni della Via Crucis, ordinate nel 1949 allo scultore Enrico Arrighini (1880-1955) di Pietrasanta, con-segnate e collocate nella chiesa nel 1950.

I suoi quattordici rilievi marmorei per la maggior parte presentano in primo piano solo un paio di personaggi a mezza figura, molto eloquenti ed espressivi, e anche molto idealizzati, composti nello spazio centinato delle formelle con grande abilità e modellati con notevole sapienza accademica.

Sono stati giudicati e definiti «incantevoli e deliziosi»; e infatti lo sono da un punto di vista tecnico e descrittivo, anche se parlano un linguaggio arcaico ormai vecchio di secoli. Ma nel racconto sacro, sembrano voler suggerire, non sono né il tempo né l’attualità culturale dello stile che contano, bensì la piena comprensibilità del messaggio offerto al cuore della gente comune. Con semplicità devota, dunque, vanno letti e compresi.

Con lo stesso spirito, del resto, va apprezzata nel suo complesso tutta la chiesa di Santa Maria Ausiliatrice, nella cui atmosfera è bello immergersi sottraendosi al traffico della riviera e all’abbacinante sole estivo: per trovare penombre serene alternate a dolci zone chiare e colorate in cui diventa facile riflettere e avvertire la protezione della Vergine«ausiliatrice», la cui immagine domina con naturalezza e autorevolezza la preghiera, senza dubbio favorita dallo spazio goticheggiante della chiesa.

 

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Articolo realizzato durante il Corso di Comunicazione Sociale
dagli studenti delle nostre scuole, come progetto di alternanza scuola-lavoro