Terzo articolo dedicato alla storia della chiesa di Maria Ausiliatrice a Rimini.

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Nel giro di appena sei anni – dal 1919 al 1925 -, sempre servendosi della progettazione del Gualandi, don Antonio Gavinelli riuscì a dotare l’interno della chiesa del pavimento, di un provvisorio altare ligneo e di dieci belle vetrate “figurate”, e a costruire il portale nella semplice ma elegante facciata.

Contemporaneamente i soffitti furono dipinti di blu con stelle dorate e i pilastri e l’abside decorati con fasce orizzontali come la facciata; l’arco dell’abside si ornò di una scritta dorata in latino (Maria Auxilium Christianorum ora pro populo tuo devoto) nonostante il parroco avesse ottenuto ufficialmente per la chiesa un titolo in italiano (“chiesa di Santa Maria Ausiliatrice”).

Il pittore faentino Luigi Emiliani aveva dipinto nell’abside eleganti figure di angeli stilizzati, e sulle pareti una fascia in cui erano raffigurate le litanie lauretane: questi dipinti (cancellati nel 1951) erano gli unici elementi di gusto moderatamente moderno presenti all’interno della chiesa, rigorosamente medievaleggiante anche nell’altare maggiore con la statua di Santa Maria Ausiliatrice e negli arredi, nelle panche, nei confessionali.

Don Gavinelli, pensando allo sviluppo dell’attività salesiana, era riuscito anche ad acquistare un lotto di terreno adiacente a quello assegnato per la chiesa e la canonica e ad avviarvi la costruzione di un edificio per le Figlie di Maria Ausiliatrice, cioè le suore salesiane, che l’occuparono, benché non finito, nel 1923.

In base alle norme delle Costituzioni salesiane, al termine del suo “sessennio”, fu trasferito altrove (a Roma, Ancona, Bologna). Ebbe, e gli sono state giustamente riconosciute, grandi capacità pastorali e organizzative.

A Rimini viene ricordato, forse ancor più che per aver completato la “chiesa nuova” (come la chiesa di Santa Maria Ausiliatrice è stata chiamata a lungo dai riminesi), per aver fatto conoscere concretamente il progetto educativo pastorale di don Bosco, per essere riuscito ad organizzare una parrocchia allora inesistente, e soprattutto «per avere offerto un senso alla vita di molti giovani sbandati della zona» (Masini 1994, p.114) avviando le attività dell’oratorio.

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Articolo realizzato durante il Corso di Comunicazione Sociale
dagli studenti delle nostre scuole, come progetto di alternanza scuola-lavoro