A partire da oggi presenteremo una rassegna di articoli dedicati alla chiesa dei Salesiani a Rimini, che è stata oggetto di restauri e studi aggiornati nel corso degli ultimi anni.

Questo primo articolo è volto a presentare la nuova chiesa di S. Maria Ausiliatrice e a spiegare brevemente come essa è nata e stata costruita.

La chiesa di Santa Maria Ausiliatrice è molto diversa da tutte le altre chiese di Rimini; infatti è l’unica della città di stile neogotico, uno stile molto apprezzato in epoca romantica, e dagli anni dieci del Novecento ormai ampiamente superato; però non in provincia, dove veniva ancora utilizzato specialmente per gli edifici di carattere religioso di periferia e di campagna.

E la nostra chiesa era appunto di periferia e di   campagna quando fu fondata, nel 1912, sul mare, nella zona allora detta dei Traj e oltre il grande stabilimento marino per la cura dei bambini scrofolosi (l’ospizio Matteucci, ora scomparso); si trattava di una zona allora piuttosto degradata e scarsamente abitata, e in genere da gente povera: soprattutto ortolani, contadini, operai. Erano gli anni del grande sviluppo balneare di Rimini, allora detta «l’Ostenda d’Italia».

La fascia costiera vedeva l’edificazione di villini, di ville e di alberghi; ma il suo sviluppo non aveva mai considerato la necessità di un edificio per il servizio religioso.

Solo nel 1910 la Curia diocesana riuscì a convincere la diffidente giunta comunale a destinare un lotto di terreno per la costruzione di una chiesa al mare, in cambio dell’antica ex parrocchiale di San Tommaso, che si trovava in una posizione centrale della città (nell’attuale piazza Ferrari), di cui erano stati previsti l’esproprio e la demolizione perl’allargamento e la regolarizzazione di via Gambalunga.

Naturalmente la località per la nuova chiesa venne scelta con cura dai maggiorenti comunali: verso il mare, appunto come era stato richiesto e come era opportuno, ma il più lontano possibile dal centro balneare con il nuovissimo Grand Hotel, per non “turbare” la vita spensierata della colonia dei bagnanti, ormai cosmopolita e folta di 3 ricchi e altolocati vacanzieri.

Subito dopo lo “scambio” si formò un comitato – diretto da mons. Ugo Maccolini, l’attivissimo parroco della chiesa dei Servi – per finanziare la costruzione; a lui forse si deve la diffusione di un cartoncino con la riproduzione di un progetto di «Chiesa da costruirsi in Rimini nel 1910 presso la riva del mare», come dice la sua didascalia: si tratta di una chiesa a tre navate, di stile “romanico” con un alto tiburio, firmata dall’ingegner Edoardo Collamarini, allora famosissimo, che a Bologna stava per completare la grande chiesa del Sacro Cuore (dei Salesiani).

Era un progetto “ideale”, fuori scala e certamente troppo costoso per le risorse che si sperava di raccogliere fra i cittadini e soprattutto fra i villeggianti e i proprietari delle ville e degli alberghi di marina, pur integrate da contributi del Comune e della Cassa di Risparmio e da donazioni private dei cittadini.

Forse, per quanto non detto ufficialmente da alcuno, già si pensava di affidare la futura nuova chiesa ai Salesiani di don Bosco, ben noti a Rimini e molto apprezzati per la loro attività pastorale ed educativa, e fortemente sostenuti da mons. Maccolini.

Continua…

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Articolo realizzato durante il Corso di Comunicazione Sociale
dagli studenti delle nostre scuole, come progetto di alternanza scuola-lavoro