ESISTENZA SACERDOTALE | Hans Urs Von Balthasar

Commento a cura di don Stefano Vanoli

Non è mai stato facile essere prete secondo il cuore di Gesù; e le condizioni in cui esercitiamo oggi il ministero non ci aiutano molto. Sono venuti meno tanti puntelli che sostenevano la vita dei preti o la proteggevano; e sono venute meno alcune delle gratificazioni che umanamente alleggerivano la nostra fatica: il riconoscimento degli altri, la posizione sociale, lo stile delle relazioni nella comunità cristiana.

È vero quanto scrive von Balthasar: la vita del prete ha il suo spazio proprio nel Cenacolo, nel Getsemani e sul Calvario; lo stile presbiterale si gioca sulla capacità di abbassarsi per servire, sulla scelta di obbedire alla volontà di Dio senza condizioni o riserve, sulla promessa di condividere con Gesù la morte in croce. Tutto questo è verissimo e permette a un prete di portare a pienezza la sua esistenza in qualsiasi condizione esterna venga a trovarsi (magari senza rendersene conto personalmente!). È vero anche che l’esperienza di essere capito e apprezzato è un sostegno non piccolo; e che quando questo sostegno viene meno, i pesi si fanno sentire con maggiore molestia. Sorge allora la tentazione di ridimensionare gli ideali e di trovare un livello di mediocrità che non costi troppo e non sia eticamente scorretto. Ma, appunto, si tratta di una tentazione. Il prete è sacramento di Cristo; lo rimane nonostante le sue debolezze; ma lo è davvero se Cristo ha toccato tutte le fibre del suo essere e le ha rigenerate, se ha dato loro una forma nuova. Insomma, un prete è “condannato” a portare la forma di Cristo che ha messo in gioco tutta la sua vita nell’obbedienza e nell’amore; solo in questo modo la sua vita potrà essere autentica.

Non ci sono sconti sulle richieste che stanno di fronte al prete. I consigli evangelici sono tradizionalmente legati all’esistenza dei religiosi, ma hanno una profonda coerenza con l’identità e la missione del prete; viverli significa far entrare la presenza di Cristo in tutte le dimensioni della propria esperienza – la sessualità, il possesso, il potere. Significa vivere pienamente il discepolato lasciando tutto per seguire Gesù. Questo “tutto” che il vangelo ripete incessantemente può apparire esagerato, ma sarebbe possibile immaginare una sequela di Gesù “in parte” o “a tempo”? Non sarebbe una contraddizione inaccettabile fìn dall’inizio? Se Cristo è davvero degno di essere seguito, è degno di essere seguito con tutte le energie e per tutta la vita. Poi faremo inevitabilmente i conti con le fragilità che la sequela non toglie magicamente; e saranno anche queste – le fragilità – motivo di umiltà e impedimento all’autosufficienza. Tuttavia, la serietà del coinvolgimento non potrà mai essere messa in gioco. Solo un’esistenza donata può presentarsi come sacramento di Cristo pastore, che si è offerto per noi e per noi ha dato la sua vita.

In realtà, è bello così. È vero che il mondo contemporaneo sembra aver trasformato la tragedia in farsa e che fa fatica a pensare la profondità del dramma della vita. Ma questo fa parte della povertà del mondo moderno: la presenza diffusa del virtuale rischia di rendere poco impegnativo anche il reale; la fungibilità dei ruoli rischia di banalizzare qualsiasi scelta. La dimensione sacramentale della vita cristiana è un antidoto prezioso perché permette (e richiede) di collegare il vissuto quotidiano con il mistero di Dio. Per quanto piccole siano le nostre azioni, in esse si gioca un dramma pieno di significato: il rapporto personale con Dio creatore e signore, col Cristo redentore e salvatore. Il prete è sempre a contatto con i momenti intensi dell’esistenza umana: la nascita e la morte, la festa e la malattia, la relazione di amore e i conflitti dell’odio. Se riesce a passare in mezzo a queste esperienze portando un patrimonio ricco di umanità, il suo servizio diventerà prezioso; contribuirà e spezzare la banalità delle esistenze; e potrà dare alle persone il senso di un cammino di vita che vale la pena vivere.

Lo auguriamo anche ai nostri confratelli che si preparano al passo decisivo dell’ordinazione sacerdotale.

(dall’Introduzione di Luciano Monari)