SUL CORPO | Carlo Maria Martini con Silvano Petrosino

Commento a cura di don Stefano Vanoli

«Alla base del faro non c’è luce»: un proverbio cinese particolarmente adatto per chi si avventura nell’esplorazione dell’enigma del corpo. Il corpo umano, infatti, è una realtà che può essere posta davanti a sé come un oggetto di studio o di riflessione, come una cosa tra le altre, come fanno le scienze; ma nello stesso tempo costituisce il nostro inserimento nel mondo, precedente a ogni cosa.

Lo stesso corpo che pone la domanda fa anche parte della domanda che lo riguarda: si trova a essere simultaneamente interrogante e interrogato, contenuto e contenitore. Non lo si può, quindi, illuminare fino in fondo. Occupa una posizione di soglia, quasi come perno di una inarrestabile oscillazione tra soggetto e oggetto, coincidenza e alterità, mistero e problema, essere e avere: talvolta diciamo «sono il mio corpo», quando ci consente un fluido accesso al mondo, ma poi affermiamo anche «ho un corpo», quando la malattia o la stanchezza mostrano la sua resistente estraneità al nostro volere.

È ben consapevole di questa delicata e sfuggente caratteristica del tema il card. Martini. Eppure, secondo il suo stile proprio di non eludere le difficoltà e le domande scomode, convinto che la corporeità costituisca un «tema nodale» (p. 19), non rinuncia a offrire alcuni spunti di riflessione. Forse anche per la natura dell’argomento, il genere letterario scelto non è quello del trattato o dell’esposizione sistematica, per i quali invita a rivolgersi ai manuali di teologia o ai catechismi. Piuttosto compone una raccolta di appunti e aforismi, sulla base delle domande che lui stesso si poneva dopo vent’anni di servizio episcopale, alla luce degli incontri avuti e dell’esperienza maturata. L’intento che lo animava era di «invitare a pensare e a liberarsi da un culto del corpo chiuso in se stesso» (p. 21).

Il presente volume non pretende di esaurire l’argomento, ma di suscitare qualche scintilla, di evocare sentimenti e pensieri, per poi affidarne lo svolgimento al lettore. L’intento del volume non è tanto quello di svolgere in modo esaustivo le questioni, quanto piuttosto di fornire spunti di riflessione, proponendo alcune coordinate fondamentali che esigeranno poi dal lettore di proseguire il proprio cammino, sviluppando un personale itinerario di pensiero e collegando quanto scoperto anche ai temi di più recente attualità. Gli appunti di Martini sono così disposti secondo coordinate che riguardano la salute, nei suoi rapporti con la malattia e nella sua differenza rispetto alla salvezza; la ricerca di un significato che possa servire da cifra unificante nella comprensione del corpo; un approfondimento sulla sessualità, come luogo emblematico di relazioni che articolano alterità e differenza; il ruolo dei sacramenti, che accompagnano le esperienze fondamentali della vita umana nell’intero suo arco dalla nascita alla morte, intesa come passaggio che conduce a una nuova nascita e prende corpo nella risurrezione della carne.

La parola può essere identificata come architrave del percorso. «Il corpo dell’uomo parla […] non solo con le parole, ma con il suo stesso modo di essere» (p. 49). Si tratta, allora, di ascoltare quanto il corpo dice con il suo essere.

Nel volume non mancano aspetti che richiederebbero ulteriori integrazioni e articolazioni. Per indicarne solamente uno, che è andato elaborandosi in anni recenti con maggiore consapevolezza, segnalerei l’esigenza di una maggiore attenzione al contributo fornito dalla riflessione al femminile. Potrebbe essere di grande arricchimento, anche nella Chiesa, riconoscere la differenza dell’esperienza del corpo vissuto nella prospettiva maschile e in quella femminile, evitando di considerare l’esperienza altrui solo alla luce della propria, con tutti i rischi di proiezione e di appiattimento che questo comporta.

Va infine salutato con grande riconoscenza il tentativo svolto nell’ultimo capitolo di esaminare in che modo la prospettiva escatologica contribuisca a chiarire il significato del corpo, soffermandosi sulla risurrezione della carne. Su tale aspetto, la riflessione già presente nel volume primitivo è arricchita, in questa nuova edizione, da un denso saggio di Silvano Petrosino. A partire dalle fondamentali categorie bibliche di alleanza e creazione, il filosofo mostra come i misteri dell’incarnazione e della risurrezione si muovano in linea di continuità e ne indichino la effettiva realizzazione. Collegandosi agli sviluppi del pensiero recente sulla “carne” (tema peraltro molto caro a papa Francesco, che ne tratta in Laudato si’), l’autore sottolinea come questo termine indichi non solo il corpo, ma il «mondo intero a cui ogni essere umano, attraverso l’unicità del suo esclusivo modo d’essere, dà forma attraverso il suo stesso esistere» (p. 137).

La carne, come modo specificamente umano di abitare la vita con tutti i suoi affetti, costituisce un segno che rinvia al di là di sé e del tempo presente.

Sono quindi molto numerosi e suggestivi gli spunti offerti dal volume, in questa nuova edizione. Costituisce senz’altro un valido supporto per avviare una meditazione personale, a partire dai significati del corpo, sugli interrogativi fondamentali che riguardano il convivere umano. Un proficuo vaccino per un’epoca in cui l’ingiunzione della velocità e della competizione tende a soffocare momenti di pausa riflessiva e di rilettura dell’esperienza vissuta, ostacolando il maturare di una più solida saggezza che riconosca e valorizzi il gusto della vita.