beAMission 2025: vivere la missione 

Nel cuore delle celebrazioni per i 150 anni della Prima Spedizione Missionaria Salesiana, Valdocco ha accolto giovani, Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice da tutta Italia per il beAMission, una convocazione nazionale nata dal desiderio di ritrovarsi, raccontarsi e rilanciare insieme il cammino missionario. L’evento ha rappresentato la vigilia della 156ª Spedizione Missionaria, che sarà celebrata sempre a Valdocco l’11 novembre e presieduta dal Rettor Maggiore don Fabio Attard

Il beAMission è stata un’esperienza viva: due giorni in cui i giovani hanno riscoperto la bellezza di essere missione prima ancora di fare missione. È proprio questo vissuto condiviso, fatto di ascolto, testimonianze e preghiera, che ha generato fraternità tra tutti i partecipanti. 

Un’esperienza di Chiesa in cammino 

L’incontro è stato pensato e costruito valorizzando il protagonismo giovanile, a partire dai rappresentanti delle Équipe missionarie regionali. L’obiettivo: trasformare la memoria dei 150 anni in uno slancio verso il futuro, restituendo alla missione salesiana la sua dimensione originaria di slancio apostolico, gioia e servizio

Dopo l’accoglienza a Valdocco, la visita al Museo Casa Don Bosco ha introdotto i partecipanti nel clima delle origini, permettendo di “toccare” le radici della passione missionaria di Don Bosco e dei primi partenti per l’Argentina. Subito dopo si è svolto il momento formativo con l’intervento di don Jorge Crisafulli, Consigliere generale per le Missioni, che ha offerto una riflessione incisiva su cosa significhi essere missionari oggi: non partire per un altrove, ma abitare la missione dove si vive

Le sue parole hanno aiutato tutti a comprendere che la missione non è un’azione ma un’identità, un modo di essere che trasforma ogni relazione e ogni luogo. 

Mostra, festa e preghiera: la missione si fa racconto 

Nel tardo pomeriggio i partecipanti hanno potuto vivere l’inaugurazione della mostra “Splendete come astri nel mondo”, allestita negli spazi del Museo. L’esposizione — curata con la collaborazione dei vari territori salesiani italiani — racconta storie, volti e progetti missionari dei cinque continenti. Durante l’apertura ufficiale è intervenuto anche don Fabio Attard, che ha richiamato il valore profetico dell’educazione e della presenza giovanile nella missione salesiana: «Ogni giovane che incontra Don Bosco diventa, a suo modo, un missionario». 

La serata è poi proseguita in clima di festa, con la Festa Missionaria nel cortile e negli stand preparati dalle diverse realtà regionali. Canti, testimonianze, giochi, piatti tipici: la missione si è fatta racconto e fraternità vissuta. La “buonanotte” in Basilica donata dalla Madre Generale delle FMA, Maria Cazzuola, ha chiuso la giornata con semplicità e profondità salesiana. 

La domenica: dal racconto alla chiamata 

Il mattino successivo, i giovani si sono ritrovati per un’esperienza di Living Library, in cui i ragazzi che hanno vissuto un’esperienza di missione hanno raccontato, come “libri viventi”, le loro storie di servizio e di fede. A seguire anche i salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice che si preparano a ricevere il mandato missionario in questi giorni hanno condiviso con i giovani la loro chiamata al dono totale di sè in terra di missione. A seguire, la celebrazione della Messa, presieduta da don Attard, ha rappresentato un nuovo invio missionario per i giovani e ha espresso il senso più profondo dell’incontro: non solo ricordare una partenza avvenuta 150 anni fa, ma rinnovare oggi la stessa passione missionaria nel quotidiano

Le parole del Rettor Maggiore hanno invitato tutti a guardare avanti con speranza: “Essere missione significa non trattenere nulla per sé: è condividere la vita, il tempo e il