C’è chi dice che i giovani d’oggi siano pigri e svogliati. Beh, si può dire che non è proprio così. Anche quest’anno, infatti, diversi ragazzi delle nostre case salesiane, in particolare di Milano, Sesto San Giovanni e Treviglio, hanno decisamente smentito questo luogo comune.
Durante tutto l’anno si sono alternati in tre grandi “cantieri” di servizio e solidarietà, mettendo le proprie mani e il proprio tempo a servizio degli altri attraverso i campi missionari per adolescenti nelle realtà di Arese, Reggio Emilia e Bologna, presso l’Eremo di Ronzano.
Arese: prendersi cura degli spazi per prendersi cura delle persone
Al Centro Salesiano di Arese, l’obiettivo è stato quello di rendere più bella e accogliente la struttura. I ragazzi si sono rimboccati le maniche nella sistemazione degli ambienti e in una profonda pulizia del verde.
Armati di guanti e attrezzi da giardinaggio, hanno imparato che custodire un luogo significa rispettare chi lo abita. Trasformare un giardino incolto in uno spazio ordinato è stato il modo più concreto per fare comunità e per rendersi conto che la vera missionarietà parte dall’accorgersi di chi si ha accanto.
Reggio Emilia: il valore del lavoro per le missioni
A Reggio Emilia, in collaborazione con gli Amici del Sidamo, i ragazzi si sono cimentati nella raccolta del ferro. Un lavoro duro, fisico, “sporco”, ma profondamente nobile: recuperare materiali per trasformarli in risorse destinate alle missioni in Etiopia.
Ogni carico sistemato sui camion è stato un passo avanti verso un progetto di vita per chi vive dall’altra parte del mondo e ha bisogno di opportunità concrete per costruire il proprio futuro.
Bologna: incontro e condivisione all’Eremo di Ronzano
Infine, la salita verso l’Eremo di Ronzano, a Bologna, dove la Cooperativa Domani accoglie ragazzi con percorsi di vita difficili.
Qui i nostri giovani si sono messi alla prova con una varietà incredibile di compiti: dal taglio dell’erba alla sistemazione degli ambienti, fino a lavori più complessi come il montaggio di una cucina.
Lavorare fianco a fianco con i ragazzi accolti dalla cooperativa ha trasformato il lavoro in un’occasione di dialogo e di conoscenza reciproca. Attraverso il servizio, infatti, è stato possibile incontrare storie, volti e percorsi di vita che hanno lasciato un segno profondo in tutti i partecipanti.
Un’esperienza che continua nel quotidiano
Questi campi, svoltisi lungo l’arco dell’anno, hanno avuto l’intento di dimostrare che il servizio non è un evento isolato, ma uno stile di vita che i nostri ragazzi possono fare proprio con entusiasmo e umiltà.
Un modo concreto per mettersi a servizio di chi ha più bisogno, a partire proprio dai loro coetanei, imparando che la missione nasce spesso dalle piccole attenzioni quotidiane e dalla disponibilità a donare il proprio tempo agli altri.
don Giovanni Rondelli



