Cent’anni di Passione Educativa 

Milano, 29 agosto 2026 – Una giornata storica per l’Ispettoria Salesiana Lombardo-Emiliana (ILE) “San Carlo Borromeo”. Nella cornice dell’Istituto Salesiano Sant’Ambrogio si è svolta l’Assemblea Ispettoriale che si è conclusa con la solenne messa presieduta da don Fabio Attard Rettor Maggiore e XI successore di don Bosco. Dopo il pranzo condiviso con tutti gli invitati si è svolto il tradizionale incontro dei Consigli delle Comunità Educativo-Pastorali (CCEP), il Movimento Giovanile Salesiano (MGS) e l’intera Famiglia Salesiana.


Alle 14:30 in Auditorium don Bosco si abbassano le luci e si alzano i volumi, pochi minuti di video che raccontano quanto i 100 anni di carità nella nostra ispettoria è più vivo e vivace che mai!

Sul palco una rappresentanza della segreteria MGS e i giovani salesiani Giona Favrin e Lorenzo Zanardi in veste da presentatori.
Il rettor Maggiore in un “salottino” con il regionale della Mediterranea Don Juan Carlos Pérez Godoy e il nostro ispettore don Roberto Dal Molin.



1. Il Sistema Preventivo come Esperienza Trasmessa

Il 2027 segnerà i 150 anni dalla pubblicazione del testo fondativo sul Sistema Preventivo scritto da Don Bosco nel 1877. Nel ripercorrere la genesi di quest’opera, il Rettore Maggiore — citando gli studi dello storico Pietro Braido e il magistero di Don Juan Vecchi — ha ricordato come l’originalità del Santo dei giovani non risieda nell’invenzione di singoli elementi pedagogici, quanto nel modo in cui li ha riplasmati a Valdocco, dando vita a una “nuova cultura” pastorale.  Il Sistema Preventivo non è una formula teorica rigida o un manuale burocratico, ma un “sistema aperto”: una sorgente spirituale ed educativa capace di dialogare con epoche, culture e contesti differenti senza smarrire la propria carica profetica.  

2. Un Modo di Vivere e di Lavorare: La Carità Pedagogica

La seconda sezione dello schema sottolinea l’unità inscindibile tra la vita interiore dell’educatore e la sua azione sul campo. La competenza professionale e l’organizzazione sono indispensabili, ma devono essere animate dalla carità pastorale, che nell’azione con i ragazzi si trasforma in vera e propria “carità pedagogica”.  

💬 «Taluno dirà che questo sistema è difficile in pratica. Osservo che da parte degli allievi riesce assai più facile, più soddisfacente, più vantaggioso. Da parte poi degli educatori racchiude alcune difficoltà, che però restano diminuite, se l’educatore si mette con zelo all’opera sua. L’educatore è un individuo consacrato al bene dei suoi allievi…»  — 

Don Bosco, Il Sistema preventivo nella educazione della gioventù (1877)  

3. Comunicare il Vangelo: La Sfida dell’«Età Secolare»

Abbracciando l’analisi del filosofo Charles Taylor sul concetto di “età secolare”, il Rettore Maggiore ha offerto una chiave di lettura innovativa per l’evangelizzazione. La secolarizzazione non significa la fine della ricerca di Dio, ma un cambio di paradigma: la fede non è più un dato culturale scontato, bensì una scelta libera, riflessiva e consapevole tra altre opzioni.  Superando il falso dogma che ritiene modernità e religione incompatibili, gli educatori salesiani sono chiamati a decifrare la sete di senso inespressa dei giovani. Il metodo salesiano basato su ragione, religione e amorevolezza trova nell’epoca contemporanea il suo habitat ideale per proporre un’esperienza di fede matura e liberante.  

4. Salvare i Giovani “Con Loro e Per Mezzo di Loro”

L’ultima colonna dell’intervento definisce il cuore antropologico del carisma: i giovani non sono destinatari passivi di interventi educativi, ma soggetti attivi e protagonisti della propria crescita e della trasformazione sociale.  

«Nelle situazioni di disagio e fragilità che spesso volte segnano la vita dei nostri giovani, questo principio si fa ancora più urgente. La “preventività” salesiana è positiva e pro-positiva perché mira verso il più e il meglio che essi possono sperimentare… per accompagnare gli adolescenti e i giovani a ricostruirsi in loro le ragioni per vivere.»  


La cattedra di questo mirabile intervento era sormontata dalla scenografica di drappi bianchi e rossi che rendeva plasticamente visibile quel cuore di relazioni che mostra la locandina dell’evento e circondato dai rappresentanti della segreteria MGS da una lato e ispettore e regionale dall’altro.
Le tre domande hanno dato quella concreta vitalità in contatto con le effettive esperienze delle nostre case.



Domanda 1 (Oratorio: Arese, Schipani Matilde)

“Nelle nostre realtà, tanti ragazzi scelgono di prestare servizio in oratorio tra sport e animazione, trovando un luogo che li accoglie e li fa sentire a casa. Tuttavia, quando si tratta di fare un passo in più, faticano a vivere una ricerca interiore e ad approfondire la propria fede.

Avendo vissuto io stessa questo percorso, mi chiedo: come possiamo far sì che l’oratorio continui a essere una casa che accoglie e, allo stesso tempo, riesca ad accendere nei giovani il desiderio di una ricerca di fede personale e profonda? Cosa ci puoi dire, anche a partire dalla tua esperienza mondiale?”

Don Attard invita a superare il pessimismo e a considerare la semplice presenza dei giovani nell’oratorio come un valore d’incontro già riuscito. L’accompagnamento non deve basarsi su prediche rigide, bensì sul creare un ambiente accogliente, mettendo al centro la presenza quotidiana degli educatori e la cura dei rapporti umani per intercettare i bisogni profondi dei ragazzi.

«La carta vincente del sistema preventivo è l’umanità, perché in maniera spicciola vive quello che diceva San Tommaso: la grazia suppone la natura e la perfezione. Ma se non intercettiamo l’umanità dei nostri ragazzi è inutile andare a far le prediche, perché non solo non fanno bene, fanno male, diventano un fastidio. La presenza dei giovani nelle nostre case è già una grande grazia.»

Domanda 2 (Scuola: Bologna, Ceccorulli Stefania)

“Don Bosco ha posto la Ragione come uno dei tre pilastri fondamentali del suo metodo educativo. Oggi assistiamo all’avanzata dell’Intelligenza Artificiale. Da adulti educatori, siamo consapevoli che l’AI non sostituisce la mente umana, ma tutt’al più la affianca in diversi ambiti e attività. Tuttavia sempre più spesso i giovani si rivolgono a questo strumento come se si rivolgessero a una persona; non solo per copiare i compiti (questo pazienza), ma per trovare consigli e soluzioni a problemi personali anche profondi. Come possiamo, nella scuola salesiana, declinare oggi questo principio di “Ragione”? Quale criterio o riflessione educativa può guidarci nell’accompagnare i giovani di fronte a questo nuovo fenomeno che è l’AI?”

Di fronte all’avanzare dell’Intelligenza Artificiale, la sfida per gli educatori non è demonizzare la tecnologia, ma comprendere le sue implicazioni antropologiche. Per evitare che i ragazzi cerchino risposte personali e guida spirituale negli algoritmi perché soli, la scuola salesiana deve rafforzare le relazioni umane, promuovere l’educazione ai valori e offrire spazi autentici di ascolto e condivisione.

«Cosa vuol dire che un ragazzo ha un direttore spirituale o un guru nella piattaforma? Attenzione perché questa è una realtà comunissima coi ragazzi perché non hanno con chi parlare. Se non vengono educati finiscono per diventare schiavi. Non dobbiamo demonizzare l’esperienza ma offrire spazio perché venga condivisa. È nell’umanizzazione dei rapporti che possiamo offrire ciò che l’intelligenza artificiale non offre.»

Domanda 3 (IeFP: Sesto, Cristinelli Francesco)

“Caro Rettor Maggiore, nel contesto della Formazione Professionale, dove i ragazzi esprimono un forte bisogno di concretezza e relazioni autentiche, come possiamo tradurre qull’amorevolezza salesiana di cui parla Don Bosco in una “presenza in mezzo a loro” che non sia percepita come semplice controllo, ma come vera ed efficace vicinanza educativa?

Per tradurre l’amorevolezza in vicinanza autentica, la presenza dei formatori deve passare dalla loro umanità e dai piccoli successi quotidiani dei ragazzi. È fondamentale sostituire il giudizio con l’ascolto empatico e la fiducia, mostrando interesse sincero per la  vita dei ragazzi  e la loro crescita personale oltre le regole. È fondamentale vivere l’esserci con passione condivisa e cuore aperto, l’assistenza si trasforma così in una guida autorevole e accogliente che fa sentire ciascun giovane sinceramente amato.