Come si fa a racchiudere in poche righe dieci giorni vissuti con un’intensità tale da far sembrare ogni singolo momento un piccolo mondo a sé? Dal 6 al 16 agosto 2026, un gruppo di 120 giovani del Movimento Giovanile Salesiano (MGS) di Lombardia ed Emilia-Romagna si è messo in cammino verso Santiago de Compostela.
Un’esperienza itinerante che si è rivelata molto più di un semplice viaggio: una vera e propria immersione fatta di condivisione, fatiche fisiche, risposte e domande esistenziali, dolore e una gioia autentica capace di riempire i polmoni.

Da Milano a Lourdes: l’inizio dell’avventura salesiana
Il percorso ha saputo unire il fascino del grande pellegrinaggio cristiano al calore e alla freschezza dello stile salesiano. Dopo la partenza in pullman da Milano e una solenne veglia di affidamento, il gruppo ha raggiunto la prima tappa a Lourdes per affidare l’inizio dell’avventura ai piedi della Grotta, sulle orme di Santa Bernadette.
Da lì la carovana si è spostata in Spagna per vivere la bellezza del Cammino Francese:
- Circa 20 chilometri al giorno percorsi a piedi immersi nella natura;
- Orizzonti sconfinati e distese di girasoli ad accompagnare il passo;
- Accoglienza serale ogni volta in una nuova casa salesiana;
- Oltre 130 chilometri macinati con lo zaino in spalla, dormendo su materassini e sacchi a pelo tra palestre e strutture d’accoglienza.
Tutte fatiche ripagate e alleggerite quotidianamente grazie alla straordinaria forza del gruppo.

La guida spirituale: catechesi e “buonanotti” salesiane
A dare ritmo e profondità alle giornate è stata la presenza costante dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, compagni di viaggio discreti e vicini passo dopo passo.
Attraverso le loro catechesi e lectio bibliche hanno aiutato i partecipanti a leggere la strada sotto una luce nuova, mettendoli a confronto con le figure di santità e i brani del Vangelo. I momenti di riflessione e le tradizionali “buonanotti” salesiane alla sera si sono trasformati in preziose chiavi di lettura da applicare direttamente ai passi e alle speranze custodite nel cuore.
Vita comunitaria: la bellezza di camminare insieme
Accanto alla dimensione spirituale, il vero tratto distintivo è stata la vita comunitaria. Camminare in un gruppo così numeroso ha significato non essere mai soli, avanzando al fianco di compagni con cui condividere la fatica fisica, la soddisfazione dell’arrivo e le domande più intime.
Piccoli gesti di gentilezza, sorrisi regalati lungo la strada e la certezza di avere qualcuno accanto pronto a sostenere il passo hanno fatto sperimentare ai giovani il senso profondo dell’accoglienza e dell’amore fraterno.
Dalla fatica al dono: riscoprire il valore di “perdere”
Lungo la via, la fatica si è trasformata in un’occasione di profonda rilettura interiore. I ragazzi hanno riscoperto come la parola “perdere” non abbia sempre un significato negativo:
A volte perdere significa fare spazio, spogliarsi dell’inutile per potersi donare.
La fatica stessa si è rivelata la misura delle cose che contano davvero, perché se una meta richiede impegno significa che per quella meta vale la pena spendersi con passione, imparando ad abitare con autenticità il momento presente.

Arrivare a Santiago: non una fine, ma un nuovo inizio
Arrivare a Santiago de Compostela non ha rappresentato la conclusione di un percorso, ma l’inizio di una nuova tappa. La meta non è un punto d’arrivo, bensì la vera stazione di partenza.
Tutto il bagaglio del viaggio, le relazioni riscoperte, l’essenzialità e l’amore ricevuto sono chiamati ora ad abitare la quotidianità. La gioia provata sulla strada non può restare chiusa nella parentesi di un’esperienza estiva, ma deve farsi scelta concreta ogni giorno, trasformandosi in servizio e attenzione all’altro nei passi della vita di tutti i giorni.



