Quest’anno ricorre il 50° anniversario dell’inizio della Missione della Famiglia Salesiana in Etiopia. La celebrazione del “Giubileo d’Oro” della presenza dei salesiani nel Paese si è tenuta domenica 12 ottobre presso il centro di Makallé, capoluogo della regione del Tigray, situata circa 780 km a nord di Addis Abeba. Non un luogo casuale: a Makallé, infatti, è sorta la prima struttura salesiana in Etiopia, fondata nel 1975.
Domenica 19 ottobre, la ricorrenza per i 50 anni di presenza salesiana in Etiopia è stata celebrata anche nella capitale, ad Addis Abeba, presso il centro “Don Bosco Mekanissa”, con oltre 2000 partecipanti tra salesiani, ex allievi, collaboratori, benefattori e amici dell’opera salesiana. Tra le autorità ecclesiastiche e civili che hanno partecipato c’erano il cardinale Berhaneyesus Souraphiel, Arcivescovo di Addis Abeba, Mons. Giordano Piccinotti, SDB, Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA), Mons. Abraham Desta, Vicario Apostolico di Meki, Mons. Tesfaselassie Medhin, Vescovo di Adigrat insieme al Nunzio Apostolico in Etiopia, l’Arcivescovo Brian Ngozi. In rappresentanza della Congregazione Salesiana, ha partecipato all’evento don Stefano Martoglio, Vicario del Rettor Maggiore, e don Roberto Dal Molin, Superiore dell’Ispettoria Lombardo Emiliana. La missione oggi conta 100 confratelli con 16 opere, di cui 3 in Eritrea, frutto maturo di questi cinquant’anni di lavoro nel Corno d’Africa.
La presenza salesiana nella regione ebbe inizio nel 1975, quando si stabilirono a Makallé tre preti salesiani con l’intenzione di costruire una scuola tecnica nella città capoluogo del Tigray. I primi missionari furono il salesiano irlandese don Patrick Morrin, il suo compagno Joseph Reza, di Los Angeles e Cesare Bullo, dall’Italia. Arrivati in Etiopia il 16 ottobre 1975, sotto la guida della Provincia del Medio Oriente (MOR) iniziarono le prime attività di evangelizzazione.
La crescita dell’attività missionaria in Etiopia è avvenuta con l’adesione al progetto Africa dell’Ispettoria Salesiana Lombardo Emiliana, che estese la Missione al Sud dell’Etiopia, nel Sidamo.
Il 21 maggio 1982 il mons. Armido Gasparini inviò a Milano, all’Ispettore don Giovanni Battista Bosco, l’autorizzazione scritta per aprire finalmente una comunità salesiana a Dilla. Sempre nel 1982, l’1 ottobre, don Franco Maffezzoni e don Elio Bonomi raggiunsero la città dove trovarono una realtà di estrema povertà.
“Non siamo riusciti a superare lo shock che ci ha preso vedendo con i nostri occhi tanta povertà e tanti bisogni urgenti. Il problema delle lingue è sicuramente un ostacolo, ma per fortuna il linguaggio dell’Amore non passa solo attraverso la parola”.
I due missionari, che nei mesi precedenti erano stati in Inghilterra a perfezionarsi nella lingua inglese, non si fecero prendere dallo sconforto, ma anzi dalla necessità presero la linfa per portare avanti la missione. “La lingua, la fame, le difficoltà non ci fermano”, raccontava don Bonomi “perché i giovani hanno bisogno”.
Presto i due furono raggiunti da don Roberto Bergamaschi, don Angelo Moreschi e Paolo Panelli. Con l’arrivo dei nuovi confratelli iniziarono anche le prime attività di costruzione e di evangelizzazione. Venne innalzata una scuola tecnica, in cui i ragazzi apprendevano la meccanica, la motoristica e la carpenteria, un oratorio e la parrocchia. Il lavoro dei missionari è stato supportato e condiviso nei decenni da tanti laici, come gli Amici del Sidamo, che hanno partecipato alla missione sia con il loro lavoro in Italia sia partendo come volontari.
Nel 1983, i Padri Comboniani affidarono ai Salesiani la loro missione di Dilla, che comprendeva una cappella, una scuola elementare, un dispensario e un asilo. Nel 1984 venne costruita una chiesa più ampia e sorsero quattro padiglioni dedicati alla scuola professionale. Accanto all’opera evangelizzatrice si consolidava di molto anche la parte educativa e umanitaria. Nel 1988 sorsero un’autofficina e una casa per orfani neonati e abbandonati. Oggi, a più di quarant’anni dall’arrivo dei primi missionari, Dilla continua ad essere un punto di riferimento educativo e sociale: nella scuola e nelle attività oratoriane vengono accolti centinaia di bambini e ragazzi, a cui viene offerto un pasto quotidiano, grazie alle mense che sfamano gli abitanti che altrimenti non avrebbero accesso al cibo. È qui che lo spirito di Don Bosco si traduce ogni giorno in un gesto concreto di amore per i più poveri.
Dopo Dilla lo slancio missionario portò i salesiani a Zway, una cittadina situata a 160 km a sud di Addis Abeba. Quando don Elio Bonomi giunse a Zway da Dilla nel 1986, si trovò davanti una distesa di polvere rossa, senza alberi né acqua. La prima impresa dei missionari fu dunque quella di trovare l’acqua, scavando i primi pozzi. A 33 metri di profondità venne finalmente trovata una falda acquifera, simbolo di speranza per i salesiani e per tutta la popolazione. Iniziò così la nuova missione: venne eretta una scuola e un oratorio, e insieme vennero sviluppati vari progetti di sviluppo.
Don Elio scrisse a riguardo:
“La responsabilità della nuova missione affidata è davvero non piccola e non ho mai un minuto di respiro”.
Zway fu l’ultimo dono che don Elio fece all’Etiopia. Nel 1993, dopo undici anni di servizio missionario e di impegno per gli ultimi, morì all’età di soli 51 anni per un’emorragia cerebrale a Zway dove giace accanto alla chiesa da lui costruita. La missione di Zway è oggi un centro educativo vivace, con scuole primarie, secondarie e corsi tecnici, oltre a due nuove presenze oratoriane nella campagna di Dida e Hobe.
L’anno dopo, nel 1998, nasce a pochi chilometri da Mekanissa il progetto Bosco Children, dedicato ai ragazzi di strada di Addis Abeba. La formula era semplice, ma rivoluzionaria: offrire a questi giovani un tetto, un pasto, istruzione e formazione professionale, ma soprattutto restituire loro dignità e fiducia. “Puoi restare se ti impegni”, era questa la regola del progetto, e proprio questo impegno personale trasformava la carità in un percorso educativo. Oggi Bosco Children accoglie oltre 400 ragazzi ogni anno, proponendo loro corsi di meccanica, falegnameria, sartoria, informatica e cucina. Molti di loro, dopo la formazione, trovano un lavoro, tornano dalle loro famiglie o diventano a loro volta educatori per altri ragazzi. L’opera è sostenuta da missioni salesiane e collaborazioni internazionali e continua a essere un faro di riscatto nella capitale etiope.
Con l’inizio del nuovo millennio l’Etiopia Salesiana si è spinta ancora più lontano. Nel 2000 don Angelo Moreschi, missionario instancabile e futuro vescovo di Gambella, diede inizio a una nuova presenza in questa regione remota, tra savana, paludi e foreste. Il Gambella è un territorio difficile, con un clima torrido, colpito da una forte incidenza della malaria. Qui i salesiani hanno aperto una scuola, un oratorio e hanno inaugurato il progetto di Abobo, un centro dedicato ai malati. L’impegno educativo e sanitario in queste zone rimane, ancora oggi, un segno concreto del Vangelo vissuto tra gli ultimi.
Oggi, nel 2025, la presenza salesiana in Etiopia continua a crescere con scuole professionali, oratori, centri giovanili, mense e progetti sociali.
MISSIONARI SALESIANI ILE IN ETIOPIA
- Apostoli don Isidoro
- Archetti sig. Giancarlo
- Bergamaschi mons. Roberto
- Bonomi don Elio
- Dusi don Tino
- Facchini sig. Stefano
- Fiorino sig. Sergio
- Galletta sig. Donato
- Giuliani don Sandro
- Lucian sig. Fabio
- Maffezzoni don Franco
- Marcandalli don Aristide
- Moreschi mons. Angelo
- Panelli sig. Gianpaolo
- Pontiggia don Giorgio
- Pavani don Carlo
- Premoli don Gianni
- Respini don Riccardo
- Robustellini don Mario
- Stagnoli sig. Saverio
- Viganò don Francesco
- Viviani don Dino
- Zanardini don Giorgio



