Un “Non-Luogo” al contrario: i “semi” di carta alla Stazione Centrale

Dopo numerosi anni di servizio instancabile, don Germano Battaglia ha dovuto lasciare per motivi di salute la storica cappellania della Stazione Centrale di Milano. Affidata da decenni ai Salesiani grazie a una convenzione tra Grandi Stazioni e l’Arcidiocesi ambrosiana, questa “frontiera” pastorale situata al piano dei binari ha visto il passaggio di un testimone importante. A raccoglierlo, seppur temporaneamente, è un confratello che molti di noi conoscono bene, anche nelle vesti di docente di sociologia, il quale ha portato in questo luogo di transito una lettura pastorale e umana del tutto particolare. Si tratta di don Ivano Mora economo presso la comunità dei Salesiani di Milano

Raccogliere l’eredità di don Germano non è semplice: le tracce del suo zelo “senza orario e senza calendario” sono ancora evidenti e ricordate dai passanti. Tuttavia, il nuovo cappellano ha dovuto fare i conti con un tempo più limitato da dedicare alla presenza fisica, dovendo dividersi tra questo e altri incarichi.

Da buon sociologo (“ahimè”, come scherza lui stesso), il confratello ha analizzato il contesto: la cappella di Santa Maria del Cammino è un’isola di silenzio immersa nella “massima frenesia”. Un luogo dove il tempo scorre diversamente rispetto alla corsa dei pendolari e dei viaggiatori coi trolley. In questo spazio, frequentato ogni giorno da centinaia di persone — chi per pregare, chi per accendere un cero, chi semplicemente per cercare calore o riposo — il cappellano ha individuato quattro funzioni chiave: l’accoglienza (garantendo ordine e spazio), la testimonianza della presenza, il ministero delle confessioni (spesso poche numericamente, ma provvidenziali e significative) e la funzione comunicativa.

È proprio su quest’ultima, la funzione comunicativa, che si è concentrata la scelta più originale del nostro confratello. Non potendo garantire una presenza costante, ha ideato dei “semi”: piccoli sussidi cartacei lasciati discretamente sui tavolini e sulle sedie in fondo alla cappella.

Potrebbero sembrare una scelta anacronistica in un mondo digitale: sono foglietti in bianco e nero, prevalentemente testuali, privi di immagini accattivanti. “Quanto di più anticomunicativo ci possa essere oggi”, ammette il don citando ironicamente le regole della comunicazione moderna. Eppure, i numeri gli danno ragione: in pochi mesi, ne sono “partiti” tra i 700 e gli 800.

Questi “semi”, frutto di pensiero e preghiera, rappresentano un modo discreto di comunicare il Vangelo adatto a quel contesto specifico, intercettando il bisogno di chi cerca una pausa di riflessione. La cappella diventa così, un “non-luogo all’incontrario”: uno spazio di identità e relazione nel regno dell’anonimato e della fretta. Un ministero portato avanti con sacrificio ma anche con inattesa soddisfazione, in attesa di capire, nel dialogo con l’Ispettoria e la Diocesi, quale sarà il futuro di questa preziosa presenza salesiana tra i binari.